
1° novembre 2026, Solennità di tutti i santi
La solennità di oggi, che ci offre la gioia di festeggiare assieme tutti i santi, può essere banalizzata, oppure vissuta «in spirito e verità» (Vedi Giovanni 4,24).
Anche limitarsi a dire che oggi è un bel giorno perché festeggiamo tutti l’onomastico è troppo poco, non ci permette di accogliere l’autentica luce di Dio.
Pregando e meditando cristianamente a riguardo della santità, bisogna prima di tutto ricordarci che c’è un’unica santità: Uno solo è il Santo, Dio Padre buono. Al riguardo, l’intera Parola di Dio è chiarissima.
Dunque, la santità degli umani consiste esclusivamente nell’accogliere liberamente in noi la santità di Dio.
Il santo non è colui che ha vissuto esperienze del tutto speciali, straordinarie, oppure ha semplicemente fatto tanto di buono, ha aiutato tanto. Infatti, in tutte queste azioni potrebbe esserci sia tanto orgoglio e superbia, oppure santità autentica.
Il santo non dice «Do la mia vita per i giovani, per chi è in difficoltà e soffre, per i migranti eccetera». Nell’esistenza, nel cuore del santo rimane piantata forte l’unica vera motivazione cristiana: «Amo Dio e l’umanità perché – pur essendo io molto limitato e peccatore – Dio stesso mi ha amato infinitamente, ha dato la vita per me e per ogni uomo».
Il santo, ognuno a suo modo, percepisce la bellezza, la necessità e la possibilità di lasciar risuonare in lui i due grandi Doni, i Misteri luminosi del cristianesimo: Incarnazione e Mistero Pasquale.
Nel Mistero Pasquale sono compresi il tradimento, il dono totale di sé nell’Eucaristia, la preghiera dolcissima e angosciata del Getsemani (l’angelo che conforta e il sudare sangue; vedi Luca 22,43-44), l’agonia e la morte in Croce («Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato»; vedi Matteo 27,46), la Risurrezione, il dono dello Spirito Santo e delle vita della Chiesa.
Non è un fatto casuale o secondario la testimonianza di tutti i santi, raccontata in termini di «Notte oscura o di deserto»: invece, è segno di partecipazione all’Amore Crocifisso di Dio in Cristo.
Con i santi, non fermiamoci alla superficie esterna. Lasciandoci conquistare dalla loro esperienza di Dio, potremo imparare anche noi ad essere conquistati nell’Amore, da parte di Dio stesso.
Tra tutti i santi, Maria Santissima occupa un posto speciale, unico: Lei sola è veramente «piena di grazia», è proprio tutta di Dio, in lei il peccato non ha avuto assolutamente spazio.
Per gli altri santi non è così. Leggendo le loro vite, possiamo imparare a cogliere le loro fatiche, ferite, limiti, anche il peccato. Ma non basta: il santo non si arrabbia nemmeno contro il proprio peccato, non si gonfia il petto orgogliosamente fingendo di averlo vinto, non si lascia distruggere dal fallimento (depressione) di dover ricominciare ogni giorno. Per il santo, addirittura il peccato diventa l’occasione per gridare «Aiuto!» a Dio: in questa invocazione, esattamente a partire da questa richiesta «Ti prego, Signore, aiutami!!!» comincia a sgorgare la vera preghiera.
Prima di questo non si è cristiani, tantomeno santi.
Pregare i santi – in particolare Maria Santissima – significa imparare a guardare con gli occhi stessi di Dio la nostra esistenza, le persone che amiamo, chi soffre, chi gioisce, il mondo intero. Qui troviamo la vera libertà, perché non siamo più schiavi delle nostre paure, o della cattiveria dentro e fuori di noi.











