«Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo»

Giotto, Ascensione, Cappella degli Scrovegni – Padova (dipintro tra il 1303-1305, dimensioni
200×185 cm)

17 maggio 2026, Ascensione del Signore

Ai nostri occhi, molto fragili e miseri di fede, può apparire che oggi ci venga consegnato un messaggio contraddittorio, contrastante.

Celebriamo l’Ascensione di Gesù Cristo al cielo.
E contemporaneamente dovremmo fidarci di Lui che ci promette, ci regala come un dato di fatto: «Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».
Verrebbe da chiederci: allora, in verità, Gesù è in cielo, quindi irrimediabilmente lontano, oppure davvero con noi tutti i giorni?
Anche quando diciamo «Padre nostro, che sei nei cieli», sarebbe del tutto errato limitarci a prendere atto di una lontananza, di una mancata accessibilità a Dio, di una impossibilità di ascolto e vera relazione con Lui.
Invece, in particolare il vangelo di Matteo (versetto 6,9) ci aiuta a far convergere le domande «Chi sono io?» «Chi siamo noi?»… con la preghiera, la relazione intima e vera con Dio.

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«Ricevete lo Spirito Santo»

6° domenica di Pasqua, 10 maggio 2026

Questo è il nostro obiettivo, oggi e sempre: accogliere in noi lo Spirito Santo di Dio.
Domenica prossima 17 maggio, solennità dell’Ascensione del Signore, riceveremo una precisa promessa: «Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».
Questo è il nostro obiettivo, oggi e sempre: accogliere in noi lo Spirito Santo di Dio.
Domenica prossima 17 maggio, solennità dell’Ascensione del Signore, riceveremo una precisa promessa: «Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».
Ce lo sentiremo ricordare e lo celebreremo nella solennità di Pentecoste, il 24 maggio di quest’anno: «Gesù disse loro di nuovo: “Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi”. Detto questo, soffiò e disse loro: “Ricevete lo Spirito Santo”».

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«Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza»

4° domenica di Pasqua, 26 aprile 2026



Tutti siamo stati creati come sovrabbondanza d’Amore di Dio.

Il santo Battesimo, la Cresima o Confermazione, l’Eucaristia e la Riconciliazione, il Matrimonio o l’Ordine sacro… tutti i Sacramenti che Gesù ha donato alla Chiesa ci possono permettere di vivere secondo l’Amore di Dio.
In particolare, Gesù ci propone di vivere frequentemente l’Eucaristia e la Riconciliazione come «farmaci di immortalità» (sant’Ignazio d’Antiochia [II sec.]): solamente grazie ad essi, la nostra esistenza non si ferma con la materia del nostro corpo, ma diviene luogo di eternità.
Più concretamente, di fronte a noi che sembriamo «barcamenarci» per sopravvivere alla meno peggio, Gesù offre una proposta sconvolgente: vivere con Lui per sempre, vivere per sempre la stessa Vita di Dio. Alla don Bosco: «Desidero vedervi felici oggi, qui e per sempre, per l’eternità»

Interpelliamo la nostra libertà e la coscienza, il luogo più intimo a noi di noi stessi (Sant’Agostino): desideriamo e scegliamo schiavitù o libertà?
Intendo proprio qualsiasi tipo di schiavitù fisica, materiale, morale, spirituale.
Oppure, divenire sempre più docili – ogni istante di più – alla Vita «come piace a Dio».
Siamo invitati ad una vera scelta, a rinnovarla in ogni istante: «Quanti padroni finiscono per avere coloro che rifiutano l’Unico Vero Padrone!» (in realtà un Padre Buono!!!), nota più di una volta Sant’Ambrogio con estrema acutezza.
O accogliamo il vero Dio di Gesù Cristo come unico salvatore, oppure saremo continuamente sconquassati, distrutti da tempeste di ogni tipo.

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I salesiani al Vinitaly: «Aiutate Cremisan la cantina di Betlemme»

La casa salesiana di Cremisan e alcune viti (vista dalla Cantina)
La strada tra i Salesiani e le Figlie di Maria Ausiliatrice di Cremisan, guardando verso Betlemme e i viadotto israeliano
Vista dalla casa salesiana di Cremisan: la cantina, il muro di separazione Palestina-Israele, in fondo alcuni quartieri di Gerusalemme ebraica

Don Gianni Caputa viene da una cantina in zona di guerra. Si aggira tra gli stand del Vinitaly, lo fermano, lo incoraggiano: «Il mondo del vino è con voi». La sede è a Betlemme, ma i vigneti sono in Israele, tra muri altissimi, filo spinato e soldati in tenuta da combattimento. «Dal 7 ottobre 2023 è cambiato tutto, i missili ci passavano sopra la testa, non vendiamo più nulla», dice il salesiano che vive da anni in Medio Oriente, tra Libano e Israele.

Il vino di Betlemme è stato il protagonista di una degustazione solidale, organizzata a Verona dal presidente mondiale degli enologi Riccardo Cotarella per raccogliere fondi a sostegno di Cremisan. Cotarella è l’enologo «pro bono» di Cremisan. Ha riunito al Vinitaly un gruppo di aziende che segue nel mondo, dall’Albania al Giappone, dal Portogallo alla Georgia, e al tavolo d’onore ha fatto sedere don Gianni. Cremisan ha portato al Vinitaly gli echi della guerra e delle sofferenze del popolo dei paesi attorno alla cantina. «Il turismo religioso, compreso quello alla Grotta della Natività, è scomparso», racconta don Gianni, in una delle sale delle degustazioni. Mentre parla, cala il silenzio, i bicchieri restano sui tavoli. «A Betlemme la disoccupazione ha superato il 50 per cento. Noi abbiamo un grande forno e distribuiamo pane gratis o a un prezzo simbolico. Ma ovviamente non basta. Ci sono cento tra bar, ristoranti e alberghi che hanno chiuso o stanno chiudendo perché non hanno più clienti. La nostra cantina ultracentenaria, gestita da una ong italiana che fa capo all’ordine dei salesiani, è sempre stata un esempio di cooperazione, un ponte tra culture. Ci lavorano ragazzi di tutte le fedi: cristiani, musulmani ed ebrei. Lavorano anche nell’oliveto. Ma c’è un embargo totale sulle nostre bottiglie, difficile anche esportarle».

Vino di Cremisan
Il Baladi di Cremisan 

Da Betlemme don Gianni ha portato il Baladi 2020, un rosso dal vitigno autoctono con lo stesso nome, coltivato nelle valli di Cremisan e Hebron. Profuma di rosa e frutti di bosco. Qualche anno fa è stato votato come il miglior vino della Terra Santa, in una degustazione a Londra. Le uve vengono raccolte a mano, i contadini che le conferiscono non hanno trattori ma muli, e vivono in case che a Cotarella, durante la prima visita del 2006, hanno ricordato la situazione delle nostre campagne nel Dopoguerra.
«Quando vedo al lavoro questi contadini con l’aratro – riflette il presidente degli enologi – mi chiedo perché debbano vivere in condizioni così misere, costretti ora anche a soffrire la fame».

Cremisan è nata nel 1885, grazie a don Antonio Belloni, un salesiano genovese. Nello stesso periodo il barone Edmond de Rothschild stava iniziando l’attività vinicola in Galilea, con la cantina Carmel, il progetto era rendere la Terra Santa un centro di produzione di vino kosher. «Lo scopo di Cremisan – spiega don Gianni – era ed è ancora dare lavoro ai contadini della zona montuosa e raccogliere fondi per gli orfani di betlemme. Un tempo producevamo vini dolci oltre agli alcolici: le scaloppine con il nostro Marsala e i gelati al cognac di Cremisan erano famosi in Israele».

La svolta è stato l’arrivo di Cotarella, con l’ex sindaco di Orvieto Stefano Cimicchi, che aveva fatto il volontario in Terra Santa. «Cotarella assaggiò i nostri vini – racconta il salesiano – e ci disse che il vino si fa con il cuore, ma anche con la tecnica. Ci consigliò di rinnovare vitigni, usare nuovi macchinari,formare enologi e tecnici». Una catena di solidarietà in Italia ha aiutato i religiosi a crescere. Alcuni ragazzi di Cremisan sono venuti a studiare all’Agrario di San Michele all’Adige e sono tornati a lavorare a Betlemme. Da allora i vini, sia da vitigni autoctoni, sia da vitigni internazionali, hanno ottenuto premi e diplomi.

 «Ora – dice don Gianni – contiamo sulla generosità degli amici italiani per continuare a produrre e ad aiutare chi ne ha bisogno».



Fonte: https://www.corriere.it/cook/vini/26_aprile_18/i-salesiani-al-vinitaly-aiutate-cremisan-la-cantina-di-betlemme-71d66ca7-b5a0-4598-8a64-2a765099exlk.shtml?refresh_ce, consultato il 18 aprile 2026.

Il mondo è distrutto da pochi dominatori ed è tenuto in piedi da una miriade di fratelli e sorelle solidali!

https://rcj.org/pt/news/visita-alle-comunit-in-ruanda-e-camerun

3° domenica di Pasqua, 19 aprile 2026

«I signori della guerra fingono di non vedere che occorrono miliardi di dollari per uccidere e devastare, ma non si trovano le risorse necessarie a guarire, a educare, a risollevare»
«Il mondo è distrutto da pochi dominatori ed è tenuto in piedi da una miriade di fratelli e sorelle solidali!»

In questi giorni che appaiono segnati da guerra, odio e violenza, papa Leone, con grande chiarezza e dignità, ci ricorda la necessità evangelica della preghiera, della testimonianza cristiana, di quella sapienza che cerca la pace vera, sempre e comunque.

Esattamente una settimana prima dell’invasione dell’esercito nazista alla Polonia – con l’esplosione della Seconda guerra mondiale –, il 24 agosto 1939 il Santo Padre Pio XII lanciava un Radiomessaggio rivolto ai governanti ed ai popoli nell’imminente pericolo della guerra: «Nulla è perduto con la pace. Tutto può esserlo con la guerra. Ritornino gli uomini a comprendersi. Riprendano a trattare. Trattando con buona volontà e con rispetto dei reciproci diritti si accorgeranno che ai sinceri e fattivi negoziati non è mai precluso un onorevole successo…
Ci ascoltino i forti, per non diventar deboli nella ingiustizia. Ci ascoltino i potenti, se vogliono che la loro potenza sia non distruzione, ma sostegno per i popoli e tutela a tranquillità nell’ordine e nel lavoro…
Noi li supplichiamo per il sangue di Cristo, la cui forza vincitrice del mondo fu la mansuetudine nella vita e nella morte. E supplicandoli, sappiamo e sentiamo di aver con Noi tutti i retti di cuore; tutti quelli che hanno fame e sete di Giustizia — tutti quelli che soffrono già, per i mali della vita, ogni dolore. Abbiamo con Noi il cuore delle madri, che batte col Nostro; i padri, che dovrebbero abbandonare le loro famiglie; gli umili, che lavorano e non sanno; gli innocenti, su cui pesa la tremenda minaccia; i giovani, cavalieri generosi dei più puri e nobili ideali. Ed è con Noi l’anima di questa vecchia Europa, che fu opera della fede e del genio cristiano. Con Noi l’umanità intera, che aspetta giustizia, pane, libertà, non ferro che uccide e distrugge. Con Noi quel Cristo, che dell’amore fraterno ha fatto il Suo comandamento, fondamentale, solenne; la sostanza della sua Religione, la promessa della salute per gli individui e per le Nazioni».

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Da Costana Miriano: Al meglio non c’è mai fine

Ringrazio la Fonte:
https://costanzamiriano.com/2026/04/16/al-meglio-non-ce-mai-fine/ (consultato il 17 aprile 2026)

Il tempo di Pasqua in passato ha sempre suscitato in me slanci inconsulti e picchi di irragionevole entusiasmo. Quest’anno però sono alla cinquantacinquesima primavera… “Che ti vuoi rinascere, alla tua età?” – mi dico. “E poi dai, alla fine puoi pure smetterla con il tuo continuo tentare un self improvement, con il tuo efficientismo di stampo anglosassone. Va bene dove stai, il punto al quale sei arrivata non è così male”. Potevo fare meglio ma potevo fare anche molto peggio. Mi accontento. Sto.

Poi sono incappata in un’omelia di Father Mike, un americano super energico (ero in autostrada a rischio colpo di sonno, e solo lui poteva salvarmi, insieme ai finestrini aperti a far entrare l’aria fresca); si chiamava Waisted Potential – questo il titolo scelto per Spotify – e raccontava la storia di un uomo incarcerato ingiustamente. Questo poveraccio perdeva 29 anni in carcere, ma grazie a una incredibile conversione riusciva a portare frutto anche stando chiuso lì dentro. E fin qui tutto bene. Non sono in carcere, la cosa non mi riguarda. Poi però Father Mike cominciava a chiedere: e tu? Stai portando frutto? Sei davvero la luce del mondo? Sei davvero il sale della terra? Ma sì, dai, insomma, qualcosa ho fatto, mi dicevo mentre pagavo il pedaggio.

E poi sono arrivate le domande difficili: hai dedicato tempo alla Parola di Dio? Davvero? Tutto il tempo che potevi? Hai pregato senza stancarti? E niente, anche quest’anno mi tocca farle, queste benedette pulizie di Pasqua. Sì, potevo fare peggio, ma potevo anche fare molto, molto meglio. Potevo usare meglio la scorsa primavera, e l’estate e insomma questo anno che è passato e anche i 54 precedenti. E se quel carcerato è riuscito a dare una svolta alla sua vita, pur sapendo che gli venivano rubati 29 anni, se si è rimesso in moto lui, forse possiamo farlo tutti, forse tutti posiamo dire: facciamo del nostro meglio ccon quello che abbiamo, e con tempo che resta.

Hai vigilato sulle cose alle quali dedicare del tempo? Hai detto i no e i sì giusti? Hai lasciato che ti mettessero le priorità gli altri, con i loro desideri e le proiezioni su di te, oppure hai deciso tu a chi dare la precedenza? Hai lasciato che la mente si distraesse vagando da una cosa all’altra magari per un messaggio arrivato, una mail che bussa alla tua porta, una telefonata, una notizia? Hai saputo mettere in colonna le cose importanti e quelle urgenti, che quasi mai coincidono? Sei riuscita a sgomitare per dare lo spazio necessario a tutto ciò che lo merita, tralasciando qualcosa di non imprescindibile?

La scaletta delle giornate, della vita, va fatta lontano dalle fonti di distrazione – mi dice il mio father Mike interiore – in un momento di silenzio, lasciando sedimentare tutto perché ciò che si affaccia rumorosamente non prenda il sopravvento, mentre ciò che ha bisogno di tempo spesso è piccolo e silenzioso. Soprattutto, vale sempre la regola d’oro: quando sei in ritardo, non ce la farai mai a finire tutto in tempo, l’arrosto non si cuocerà, la torta non sta lievitando, la relazione che devi consegnare si è cancellata (il computer mi odia, e la cosa è reciproca) la risposta esatta è sempre una. Vai a Messa.